About MOON

MOON è un luogo di creazione e dialogo in cui l’innovazione costituisce la base per una nuova pratica della fruizione dell’arte e della storia.

Crediamo che si possa operare come un vero e proprio museo d’arte contemporanea, coinvolgendo, attraverso la didattica, istituzioni ed Accademie ed al contempo accogliere e partecipare a progetti indipendenti della scena artistica contemporanea internazionale.

Questo perché pensiamo che bisogna lavorare sui canali che collegano le istituzioni e i luoghi dove si formano i futuri artisti, curatori, scrittori, musicisti, filosofi, ai centri di ricerca e diffusione delle conoscenze, realizzando una nuova visione della formazione dell’individuo e delle società.

In questo senso MOON immagina una società in cui ogni singolo sappia essere parte critica e riconoscere l’autenticità nelle espressioni artistiche, disponendosi come risorsa al servizio di una comunità che torna a crescere in rapporto alle esperienze dei suoi componenti.

Per creare una piattaforma così dinamica ed innovativa, ci sembra opportuno iniziare con la nostra proposta al territorio di Carini, che è luogo ideale, territorio con memoria geografica e storica che ha radici millenarie ed allo stesso tempo chiama ad un risveglio culturale dopo anni di abbandono.

In questo senso MOON a Carini è un progetto politico e culturale, ed accogliamo volentieri la proposta di partecipare a questa selezione, che ci trova in perfetta sinergia con l’amministrazione corrente.

Parte fondamentale della nostra attività, è quella di essere operativi sul ripristino degli spazi affidati, attraverso il restauro dei locali ed il nuovo allestimento, perché crediamo che prendersi cura degli spazi sia il primo passo per gestirli in modo consapevole e renderli casa e patrimonio di tutti i cittadini Carinesi ed Europei. Il rispetto del territorio con le sue caratteristiche storiche, architettoniche e naturali sarà il tema centrale del primo centro per l’arte contemporanea a Carini, che si proietta ad essere uno dei luoghi di maggiore importanza per la ricerca artistica del mediterraneo.

Ci sembra necessario dare vita ad un progetto che veda coinvolta tutta la società, le imprese e gli artigiani, che operano sul territorio perché la nostra idea di cultura prevede investimenti e forme di nuove di sviluppo per i territori, ed abbiamo la necessità di fare tesoro del lavoro delle associazioni che vi operano da tempo, ascoltandone le proposte cercando di immetterle in una prospettiva internazionale, perché la nostra presenza non sia soltanto ricreativa ma davvero una possibilità del vivere della diffusione e della pratica del sapere umano.

Le residenze d’artista, i workshop, le attività performative e le mostre saranno i momenti in cui queste tematiche verranno approfondite e sviluppate insieme alla cittadinanza del territorio metropolitano della Città di Palermo, creando scambi con tutta l’area Europea ponendo al centro di queste attività i giovani e le loro prospettive future, abituandoli a riconoscere e quindi credere nelle loro potenzialità singole e di comunità.

Comitato

Giuseppe Buzzotta
Artistic Director

Daniela Bigi
Artistic Director

Board

Valentina Bruschi
Curator

Gabriella Ciancimino
Residency Programme

Maria Rosa Sossai
Board Member

Adriana Di Mariano
Board Member

Donata Battiati
Board Member

Promozione e organizzazione

Donata Battiati
Board Member

Adriana Di Mariano
Board Member

Ufficio Stampa Simonetta Trovato | + 39 333 5289457 | simonettarovato@libero.it

Il Castello

Il Castello La Grua Talamanca di Carini era in origine una roccaforte di avvistamento dei nemici, proprio come la maggior parte dei castelli siciliani sorti in posizioni strategiche. La prima costruzione risale al periodo arabo, anche se non restano testimonianze in tal senso. Le notizie storiche cominciano ad apparire nel periodo normanno (XI-XII secolo) sotto il feudatario Rodolfo Bonello. Nel 1238 la proprietà del castello passa alla famiglia Abate e nel 1397, per volere del re di Sicilia Martino I, la famiglia La Grua acquisisce il castello e con esso la baronia di Carini. Quando l’unica figlia di Umberto La Grua, Ilaria, sposò Gilberto Talamanca, diede origine alla dinastia La Grua Talamanca, da cui prende oggi il nome il castello. La famiglia La Grua Talamanca rimase proprietaria del castello a lungo anche se, dopo la caduta del feudalesimo nel 1812, fu costretta a lasciare la Sicilia per trasferirsi in Francia e il castello, abbandonato, cadde nel degrado. Nel 1975 crolla l’ala ovest e gli eredi decidono di donare il castello al Comune di Carini che agli inizi degli anni ’80, inizia i lavori di restauro. Il castello è noto soprattutto per la storia della baronessa di Carini, Laura Lanza di Trabia, figlia di Cesare Lanza, che viene data in moglie a 14 anni a Vincenzo La Grua Talamanca, appena sedicenne. Non fu un matrimonio d’amore e ben presto Laura, stanca dei continui impegni del marito, trova conforto in Ludovico Vernagallo, amico di famiglia, per il quale nutre una certa simpatia anche prima del matrimonio. I due diventano amanti ma quando il padre viene a conoscenza dell’affaire, va su tutte le furie ed il 4 dicembre 1563 uccide la figlia, dando vita ad uno dei primi delitti d’onore del periodo.

All’aspetto esterno, molto sobrio e austero, tipico del periodo medioevale, si contrappone un interno, molto più colorato. Sebbene il castello sia ancora in fase di restauro, sono molte le parti che si possono visitare, anche con una guida. Di notevole interesse sono le stanze affrescate, che spesso mostrano stili diversi e sovrapposti, a dimostrazione del fatto che nel corso dei secoli sono stati parecchi, i lavori svolti nel castello e gli abbellimenti. La particolarità degli affreschi sta nei colori chiari, pastello, che misti alla luce proveniente dalle ampie finestre, danno un senso di serenità a bellezza. Sulla volta della stanza della baronessa si trova il bellissimo affresco di Penelope ed Ulisse.

Architettura e merlature del castello

Dal punto di vista architettonico, le mura medievali risalgono all’XI e XII secolo. Elementi arabo-normanni sono riscontrabili sulla seconda porta del castello, dove l’arcata a sesto acuto ne prolunga lo slancio. Lo stemma è della famiglia Abbate. I portali sono sormontati da alcuni scudi che rappresentano una gru, allusiva della casata La Grua; altri mostrano tre zolle di terra, probabilmente simbolo dei Chiaramonte. In quello del piano superiore si trova lo stemma dei Lanza-La Grua, caratterizzato da due leoni rampanti.

Piano terra

Entrando a piano terra, si trova una stanza con volta a crociera che originariamente era un muro esterno. Un altro vano, privo del pavimento, mostra le fondamenta di strutture precedenti. Un grande salone è diviso da due arcate a sesto acuto con colonna centrale. Nel lato est del castello si possono vedere: in un locale un lavatoio in pietra di Billiemi; una cappella affrescata a trompe-l’oeil, una statua in marmo che raffigura la Madonna di Trapani.

La cappella gentilizia

Nella cappella si ammira un artistico tabernacolo ligneo del primo decennio del Seicento con colonnine corinzie che scandiscono prospettivamente lo spazio. Un matroneo in legno permetteva la vista dal piano superiore.

Piano superiore

Al piano superiore, all’ingresso di quella che era l’ala quattrocentesca del castello, troviamo un portale marmoreo dove, tra due fenici che rinascono dalle fiamme, c’è la scritta Et nova sint omnia (E tutto sia rinnovato), che è la continuazione di un’altra dicitura presente su un secondo portale marmoreo sempre sul lato sud-ovest dove si legge Recedant Vetera (Sia cancellato il passato), probabilmente collocate quando l’edificio, sotto la direzione dell’architetto netino Matteo Carnalivari, cambiò la sua destinazione d’uso trasformandosi da caserma a dimora signorile (seconda metà del Quattrocento)

Il soffitto ligneo del salone delle feste

Dalla porta accanto si accede al salone delle feste, caratterizzato da un soffitto ligneo a cassettoni, con stalattiti decorate con stemmi nobiliari, salmi dedicati alla Madonna e didascalie allegoriche, tra le quali quella sull’asse centrale: In medio consistit virtus e quelle sulle mensole laterali: Et in estremis labora. Il soffitto ligneo fu realizzato in concomitanza con i lavori di riammodernamento, fatti quando i La Grua Talamanca si imparentarono con la famiglia Ajutamicristo. Un esempio simile si conserva infatti presso il palazzo palermitano della stessa casata, capolavoro dell’architettura gotico-catalana in Sicilia.

Salone delle feste

Il salone delle feste del piano nobiliare è un classico esempio di ambiente quattrocentesco con soffitto ligneo a cassettoni, un camino impreziosito dallo stemma dei la Grua ed ampie finestre. Il soffitto conserva una parte originale dove è visibile una scritta in latino In Medio Consistit Virtus, ovvero Nel mezzo sta la virtù, per indicare che era stata realizzata solo per decorazione mentre è la struttura laterale quella portante. Dalla porta laterale sinistra della sala si entra nella stanza cara alla baronessa di Carini, dove, si narra, avvenissero i suoi presunti incontri con Ludovico Vernagallo.

 Le altre stanze

Interessanti sono le stanze affrescate, come quella in cui si trova la pittura murale che ritrae Penelope ed Ulisse. Una scaletta conduce alle cucine. Un vano, infine, merita attenzione perché si caratterizza per le vele e i pennacchi terminanti in pietra di Billiemi di stile gotico-catalano.